ANIMALI

Dimmi come c’è l’hai e ti dirò chi sei… il naso

di Karol Tabarelli de Fatis

I Salmoni dopo essersi acresciuti dimensionalmente nelle trofiche acque marine, risalgono i torrenti annusando l'odore delle acque natie, ma i pericoli che possono incontrare sono molteplici... Foto da “First People”

I Salmoni dopo essersi acresciuti dimensionalmente nelle trofiche acque marine, risalgono i torrenti annusando l'odore delle acque natie, ma i pericoli che possono incontrare sono molteplici...

Foto da “First People

Il Taber, Dizionario Enciclopedico di Scienze Mediche, scrive a proposito di esso: ”parte prominente del viso, sede dell’organo dell’olfatto e punto di entrata, riscaldamento, umidificazione e filtrazione dell’aria che è diretta all’apparato respiratorio”.

Stiamo parlando del naso, la via d’accesso delle molecole odorose  al nostro organismo.

L’eccitabilità agli stimoli chimici è il meccanismo sensoriale più primitivo e quello maggiormente diffuso tra gli animali; esso viene perpetuato attraverso il gusto e l’odorato. Proprio di quest’ ultimo andremo a raccontare, parlando di “nasi multifunzione” e di “nasi” che non sono nasi ma che alla stregua di essi servono per odorare.

Odore di casa

Nei pesci gli organi dell’olfatto sono costituiti da fossette olfattive appiattite poste sul capo, nelle quali l’acqua scorre attraverso un epitelio fortemente pieghettato, cedendo molecole chimiche che vengono riconosciute ed analizzate.

I Salmonidi, ad esempio, sono in grado di memorizzare le caratteristiche olfattive specifiche delle acque in cui sono nati, successivamente migrano verso le acque marine più ricche di nutrimento (tale tipo di migrazione, dalle acque dolci interne al mare, prende il nome di catadroma), dove potranno alimentarsi in maniera più efficace ed aumentare così di dimensioni per tornare nelle loro dolci (per l’appunto) acque natie per deporre le uova e dare origine ad una nuova generazione.

Il meccanismo di memorizzazione “indelebile” di determinate caratteristiche (chimico olfattive, ma anche somatiche, comportamentali, ecc…) nel Regno Animale, viene chiamato imprinting.

Altrettanto note sono le migrazioni che compiono le anguille europee (Anguilla anguilla): dalle acque dolci d’Europa, si spostano per deporre le uova nelle calde acque profonde del mar dei Sargassi; da lì le larve, favorite dalla Corrente del Golfo, annusando l’acqua incominceranno il loro lungo viaggio verso le acque dolci o salmastre d’Europa.

Annusando con le antenne

I maschi di falena, dovendo fiutare le femmine anche a distanze notevoli, presentano antenne "piumate" maggiormente sviluppate. Foto da “RicksAstro”

I maschi di falena, dovendo fiutare le femmine anche a distanze notevoli, presentano antenne "piumate" maggiormente sviluppate.
Foto da “RicksAstro

I maschi delle falene (farfalle, la maggior parte delle specie notturne), presentano delle antenne particolarmente sviluppate, non “clavate”, come in gran parte degli insetti, ma bensì bipennate (dette anche “piumate”). I fili olfattivi che compongono l’antenna, hanno il compito di selezionare dalle correnti d’aria il ferormone sessuale, stimolo odoroso rilasciato dalla femmina e percepibile anche a distanza di qualche chilometro. Le molecole odorose che lo costituiscono attraverseranno i porocanali che si trovano su ogni singolo filamento e da lì verranno veicolati fino alle terminazioni nervose adibite alla percezione degli stimoli odorosi. 

Un naso multifunzione

Probabilmente se chiediamo ad un bambino quale è il naso più strano del regno animale, lui ci suggerirà quello dell’elefante.

Il naso di tutte e 3 le specie di elefanti viventi sulla Terra non è solo un efficace aspiratore di molecole odorose, ma è anche  un arto multifunzione, prensile, preciso e robusto.

Gli elefanti lo utilizzano per strappare i vegetali di cui si nutrono, per rinfrescarsi con l’acqua (lo usano a mò di pompa e può contenere 5 litri d’acqua), per soffiare terra sulla loro delicata pelle in maniera tale da poterla difendere da insetti e sanguisughe. Con esso difendono i cuccioli dai potenziali predatori (anche un grosso felino può essere afferrato e sbattuto fino ad essere ucciso), ma lo usano anche per le interazioni sociali come le carezze reciproche.

Antica stampa raffigurante un elefante indiano (Elephas maximus) ed il suo addestratore. (immagine da web)

Antica stampa raffigurante un elefante indiano (Elephas maximus) ed il suo addestratore. (immagine da web)

La maestria con cui gli elefanti indiani (Elephas maximus) sanno usare il proprio naso, probabilmente è stata la causa del loro domesticamento, queste pacifiche (ma non fategli uno sgarbo) creature assieme ai loro mahut (addestratori) trasportano tronchi abbattuti e creano strade nella foresta.

Le decine di migliaia di muscoli che compongono la proboscide, le permettono una raffinata precisione, consentendo all’elefante di spostare oggetti molto piccoli, ma volendo anche enormi tronchi.

L’ottimo olfatto dell’elefante gli permette di percepire la recettività delle femmine e, nella stagione secca, di captare l’acqua sotto terra e nell’aria fino a 20 km di distanza.

Il naso dell’elefante presenta sulla sua superficie peli tattli.

Lingua biforcuta

I serpenti oltre ad avere un “naso” che come negli umani è la porzione anteriore dell’apparato respiratorio e organo in cui ha sede l’odorato, mostrano una funzionalità del tutto particolare: catturano gli odori con la lingua.

A fianco delle fosse nasali, presentano una tasca detta organo di Jacobson, comunicante tramite il palato con la bocca.

Disegno in cui viene schematizzata la posizione dell' organo di Jacobson.

Disegno in cui viene schematizzata la posizione dell' organo di Jacobson.
Immagine da “Cobra information site

I serpenti estroflettono la lingua catturando le molecole presenti nell’aria (immaginiamole come microscopici palloncini gonfiati) e una volta fatta rientrare nell’apparato boccale la introducono nelle tasche dell’organo di Jacobson dove appositi recettori andranno ad analizzarla. La “bifidia” della lingua dei serpenti e di altri rettili assicura una funzione tattile (come se fossero due dita di una mano) che permette, a seconda del numero di molecole che viene captato da una punta della lingua o dall’altra, di capire la direzione preferenziale dello stimolo odoroso.

aprile 2006