ZOOLOGIA

Strategie di volo a basso consumo energetico

di Alessandra Pallaveri

Sembra che quello planato sia la forma più primitiva di volo, evolutosi in diversi gruppi di vertebrati per aumentare le distanze di caduta dopo un lancio.

Volo dell'aquila
Volo dell'aquila

Quando osserviamo un’aquila volare ci accorgiamo immediatamente che batte le ali di rado. In effetti sale in quota percorrendo una traiettoria a spirale (volteggio) per poi scendere scivolando gradualmente in avanti (planata). Di certo una modalità di perlustrare il territorio e di spostarsi molto economica dal punto di vista energetico: grazie alle lunghe e larghe ali che fungono da superfici portanti gli uccelli di una certa dimensione riescono a sfruttare le correnti d’aria ascensionali per salire in quota e a rallentare la caduta verso il basso.

Sembra che quello planato sia la forma più primitiva di volo, evolutosi in diversi gruppi di vertebrati non propriamente volatori (che non compiono cioè un volo battuto) per aumentare le distanze di caduta dopo un lancio. Le superfici portanti utilizzate a questo scopo variano a seconda della specie: pinne, patagi, membrane...

Ma quali sono le specie più famose tra i “falsi” volatori?

Draco volans

Draco volans

serpente arboricolo (genere Chrysopelea)

serpente arboricolo (genere Chrysopelea)

Una primo esempio osservabile anche nel Mar Mediterraneo è il cosiddetto pesce volante, sotto il cui nome si celano svariati generi della famiglia Exocoetidae, che compie dei balzi fuori dall’acqua e utilizza le lunghe pinne pettorali spiegate come ali per allungare la distanza di caduta.

Le piccole rane volanti delle foreste pluviali dell’Asia (genere Rhacophorus) saltano da un albero all’altro planando anche per 15 metri grazie alle zampe dotate di lunghe dita unite da una membrana.

Il drago volante, Draco volans, piccolo rettile asiatico, utilizza invece le costole (!) che vengono estese, grazie a speciali muscoli, per tendere una piega di pelle prima nascosta. Sempre in Asia troviamo i serpenti volanti, un gruppo di serpenti arboricoli (genere Chrysopelea) che si lanciano dagli alberi appiattendo il proprio corpo come un nastro e assumendo una forma a S per rimanere sospesi più a lungo.

Scoiattolo volante

Scoiattolo volante

Anche tra i mammiferi, escludendo i pipistrelli che sono gli unici in grado di praticare il volo attivo o battuto, ci sono dei planatori: lo scoiattolo volante è fornito di un patagio che unisce polsi a caviglie creando una sorta di paracadute mentre la coda serve da timone. Con questo appellativo si identificano in realtà specie totalmente diverse tra le quali alcuni roditori (i Glaucomys americani e Pteromys volans presente anche in Scandinavia) ma anche dei marsupiali (cugini dei koala) volgarmente noti anche con il nome di “petauri”. Lo stesso tipo di adattamento si ritrova anche nei cosiddetti lemuri volanti, mammiferi asiatici della famiglia Cynocephalidae grandi quanto un gatto e con il patagio che unisce anche la coda alle zampe posteriori.

Agli scoiattoli volanti di recente si è aggiunta una nuova specie di mammifero che da pochi decenni sperimenta questa arcaica forma di volo a basso consumo energetico: dopo alianti, deltaplani e parapendii ecco la nuova e tecnologica tuta alare. Forse può apparire eccessiva, ma è un ottimo metodo per permettere all’uomo in prima persona di assaporare più a lungo l’ebbrezza del volo (naturalmente prima di aprire il paracadute!).

 

giugno 2005

Link di approfondimento

Pesce volante

Rana volante

Drago volante

Serpenti volanti

Scoiattolo volante siberiano 

Petauro

Lemure volante

Uomo volante