In gita con noi

Arco – S. Maria di Laghel - Cima Colodri e ritorno

di Maria Bertolini

Una passeggiata tra gli olivi e i lecci per raggiungere Cima Colodri e godere di una vista incomparabile sul Lago di Garda!

Presentazione 

panorama verso Riva del GardaSettembre e ottobre sono i mesi più indicati per effettuare facili escursioni naturalistiche di mezza giornata e andare alla scoperta delle peculiarità naturalistiche forse meno appariscenti del nostro territorio, ma non per questo meno suggestive e interessanti. La salita a Cima Colodri (390 m.s.l.m.) rientra fra le facili escursioni che si possono effettuare nelle stagioni intermedie (autunno e primavera).

Monte Colodri si trova nei pressi dell’abitato di Arco (Trento) in località Prabi, ed è molto noto fra gli arrampicatori per le sue pareti di roccia a strapiombo scoperte negli anni '70 e valorizzate dai più forti alpinisti nazionali ed esteri.

Il percorso offre parecchi spunti di geologia: lungo il tragitto infatti è possibile osservare da vicino e toccare con mano le diverse testimonianze lasciate dal passaggio del ghiacciaio. Proprio per questo la zona può essere considerata un’“aula a cielo aperto” di geologia.

Il percorso, della durata di circa 90 minuti, si snoda su un facile e largo sentiero tra gli olivi fino a S. Maria di Laghel e poi su un sentiero più stretto nel bosco di leccio fino alla cima. Il dislivello è minimo (circa 300 m) e può essere effettuato da tutti senza particolare difficoltà. S. Maria di Laghel è raggiungibile anche in auto.

Itinerario

affioramento rocciosoL’itinerario prende avvio dal centro di Arco, subito dopo il ponte, dove si può lasciare la macchina. Si percorre la strada che entra in paese, seguendo le indicazioni per il castello. Il percorso prende quota tra gli olivi fino a giungere nei pressi del castello (la cui visita può costituire un’interessante variazione); si segue il largo ed evidente sentiero che scende leggermente sulla strada asfaltata, fino a raggiungere la località di S. Maria di Laghel (220 m s.l.m.) e più precisamente il Santuario della Madonna di Laghel (con fontana e area di ristoro). Da qui si imbocca il Sentiero dei Lecci (segnavia n° 431) e dopo aver percorso un centinaio di metri si può osservare subito il primo interessante spunto di geologia: un affioramento di Rosso Ammonitico che si trova sulla sinistra del sentiero. Si tratta di calcari rossastri a grana fine dove si possono individuare con un occhio attento anche resti fossiliferi. Queste superfici piane sono state utilizzate in passato dai cavatori per estrarre facilmente i caratteristici pacchi di strati nodulari del Rosso Ammonitico.

Salendo ancora un po’ si possono ammirare i calcari modellati a “dorso di cetaceo” [foto: rocce montonate] e notevolmente lisciati dal passaggio del ghiacciaio: qui è evidente la forza erosiva della lingua glaciale che circa 18.000 anni fa è avanzata al di sopra dei calcari generando le cosiddette “rocce montonate”. Osservando con più attenzione è possibile inoltre intuire il verso e la direzione di movimento del ghiacciaio: da nord a sud.

Proseguendo oltre, troviamo il terzo interessante spunto di geologia: il “Muro dell’Asino” che è un tratto di sentiero confinante con una paretina verticale rocciosa. La particolarità di questo tratto è che ci si trova a camminare sopra gli strati di Rosso Ammonitico, tenendo alla propria destra la paretina verticale composta da rocce di Calcari Grigi (più antiche del Rosso Ammonitico sul quale si cammina). Ma come è possibile che una roccia più recente si venga a trovare oggi più in basso rispetto ad una roccia più antica? La risposta sta nel fatto che tutta la zona è interessata da una importante faglia trascorrente (faglia dei Colodri) che con la sua azione ha sollevato la roccia più antica al di sopra di quella più recente.

Si continua poi a salire lungo il Sentiero dei Lecci fino a raggiungere il bivio a sinistra per il Monte Colt. Si prosegue comunque sempre dritto, fino conquistare il ripiano sommitale costituito interamente dai Calcari Grigi (Oolite di Massone, Giurassico inferiore ). Spettacolare ci appare l’intero altipiano che presenta ovunque tracce di fenomeni carsici. Camminando bisogna fare attenzione a come si appoggiano le mani sulle rocce [foto: karren], spesso taglienti per l’azione dell’erosione dell’acqua piovana. Si può osservare innanzittutto (meglio con una lente, ma visibile anche ad occhio nudo) la composizione della roccia: un aggregato di piccoli granuli rotondeggianti, detti ooliti, (la roccia stessa  prende il nome di Oolite di Massone) formati da anelli concentrici, che si sono formati milioni di anni fa sul fondale marino, sotto l’azione delle correnti. In passato l’uomo ha utilizzato questo tipo di roccia come pietra da costruzione e ornamentale.

Dopo aver attraversato un tratto di macchia mediterranea si raggiunge, deviando leggermente a sud, la croce di Cima Colodri (390 m s.l.m.). Questo è uno splendido punto panoramico per spaziare a sud verso il Lago di Garda e a est verso il Monte Baldo e il Monte Stivo e a nord verso la Paganella. solchi rettilinei delimitati da crestine aguzze che hanno funzione di spartiacqueDa qui è un buon punto per immaginarsi come era l’ambiente subito dopo il ritiro dell’ultima glaciazione, quando il Lago di Garda era molto più grande di adesso e aveva una profondità maggiore (più di 100 metri).

Ma torniamo alle testimonianze glacio-carsiche dell’altopiano: si possono ammirare i fenomeni di corrosione di natura chimico-fisica, biologica e idrodinamica. Le scanalature sono le forme più diffuse: si tratta di solchi rettilinei delimitati da crestine aguzze che hanno funzione di spartiacque. Numerosi bonsai naturali emergono dalle scanalature delle rocce.

Altre forme di carsismo presenti nella zona sono le vaschette di corrosione (kamenitze).

I fori e i crepacci carsici possono inoltre accrescersi in profondità e formare un reticolo di canali sotterranei attraverso cui passa l’acqua meteorica.

Ritorno

bonsai [foto: fenomeni carsici] naturali emergono dalle scanalature delle rocceIl ritorno a S. Maria di Laghel avviene per l'itinerario dell'andata. Da S. Maria di Laghel in alternativa si può scendere ad Arco seguendo la Via Crucis. Lungo il tragitto è possibile visitare l’Arboreto di Arco, una delle sedi sedi territoriali del Museo Tridentino di Scienze Naturali di Trento. L’Arboreto è un lembo dell’antico Parco creato da Alberto d’Asburgo nel 1872. Si estende per un ettaro e ospita più di 150 specie vegetali provenienti da ogni continente. Attraverso il centro storico di Arco si raggiunge quindi nuovamente il parcheggio.

Varianti

La Cima Colodri, da parte degli alpinisti esperti e in possesso della relativa attrezzatura da ferrata, può essere raggiunta anche con una ferrata, la cui partenza è in prossimità del parcheggio all'ingresso del paese.