attualità

L’uomo e l’orso: due leali avversari da migliaia di anni

di Francesca Nicolodi

L’uomo e l’orso… che strano rapporto: rivalità e sfruttamento reciproco, familiarità e affinità per la configurazione fisica quasi umana di un orso eretto sulle zampe posteriori, ma anche avversione e paura, rispetto e timore. La sua furia diventa sinonimo di coraggio e l’orso simbolo del guerriero. Ambedue onnivori, ambedue bisognosi di ricoveri invernali. Concorrenti nello stesso ecosistema, prede e predatori l’uno dell’altro.

Caccia all’orsoDa decine di migliaia di anni uomini e orsi si contendono le stesse nicchie ecologiche, scontrandosi e sfruttandosi reciprocamente. In una particolarissima situazione di simbiosi violenta. L’orso non cacciò l’uomo se non per fame o necessità; e l’uomo non cacciò l’orso se non per necessità.

La popolazione dei Gilyak nella Siberia occidentale crede, ad esempio, che l’orso che uccide un uomo ne assorba l’anima. In numerosi ripari sottoroccia, grotte e aree frequentate dall’uomo sono stati ritrovati resti di ossa appartenenti a orsi, spesso degli individui giovani, uccisi per le loro pellicce, le carni e tutto ciò che dalle loro carcasse era possibile ottenere: strumenti dalle ossa, filamenti dai tendini, perforatori dalle unghie. 

punta in osso (R.Dalmeri)

Punta in osso (R.Dalmeri)

Ma la figura dell’orso, rivale temibile, metteva spesso soggezione agli esseri umani e in taluni casi è possibile ritrovarla raffigurata sulle rocce delle caverne o su singole pietre, quasi a rappresentare una sorta di rispetto e ammirazione nei suoi confronti. L’orso, grazie alla cura che riserva alla prole, anche simbolo di maternità e protezione: quanti bambini ancora oggi tengono un orsetto di peluche nel lettino! E in Europa come in Siberia, ritroviamo le stesse forme di ritualità e credenze.

Qui di seguito riportiamo alcuni esempi di siti dove uomini e orsi si sono incontrati e scontrati, o anche soltanto sfiorati nel trascorrere del tempo. 

Riparo Dalmeri 

punta in osso (R.Dalmeri)

Raffigurazioni dell’orso in ocra rossa

Si tratta di un riparo sottoroccia, situato appena al di sotto del pianoro della Marcesina (Altipiano dei Sette Comuni), frequentato da gruppi di cacciatori-raccoglitori del Paleolitico Superiore e, alternativamente, da carnivori come l’orso.

I resti di animali qui rinvenuti sono testimonianza silenziosa delle grandi battute di caccia condotte sull’altipiano dai gruppi umani che qui trascorrevano la stagione estiva. Tra questi resti compaiono circa 46 frammenti di Ursus arctos (l’orso bruno) che risulta il carnivoro più rappresentato. Tra i frammenti ossei si trovano falangi, ossa lunghe della parte mediana della zampa e resti di denti, spesso attribuibili ad animali giovani probabilmente predati dall’uomo. (I.Fiore, A.Tagliacozzo, 2003). Su alcuni di questi resti ossei infatti compaiono segni e tracce di macellazione, che provano l’uso di strumenti per separare carne, ossa, tendini, ecc. (Cassoli et alii. 1999, Fiore et alii. 2002). Ma la prerogativa del riparo sono le raffigurazioni zoomorfe e schematiche su pietre calcaree qui venute alla luce. Tra queste anche la figura di un grosso carnivoro che avanza portando fra i denti una preda o forse un piccolo durante il cambio di tana; in quest’ultima ipotesi, una palese dimostrazione di cura parentale: l’orso nella sua immagine materna. Quello che colpisce nella rappresentazione è la maestosa imponenza nel lento passo del carnivoro, la cui sagoma occupa quasi tutta la superficie della pietra (vedi fig. 4). Occorre ricordare infine che, con tutta probabilità, proprio il sito di Riparo Dalmeri presenta le caratteristiche culturali e spirituali di un luogo di culto e di ritualità sciamanica.

Grotta di Fumane

la grotta di Fumane durante gli scavi

La grotta di Fumane durante gli scavi

Ursus speleus

Ubicata a 350 metri di quota lungo il Vajo di Manune, una stretta incisione nei Monti Lessini occidentali che sbocca nel più ampio Vajo di Fumane, la grotta fu messa in luce durante lavori di ampliamento della strada comunale Fumane-Molina.

Oltre che da gruppi umani, “la grotta è stata frequentata anche da carnivori, in particolare nelle fasi finali dell’Aurignaziano, come testimoniano sia l’alto numero di resti sia la presenza di tracce di morsi su alcune ossa di artiodattili. Alcuni carnivori sono stati certamente cacciati e sfruttati dall’uomo come indicano le tracce di strumento litico presenti su alcune ossa e interpretabili soprattutto come tracce di spellamento. Sono presenti sia l’orso bruno (Ursus arctos) sia quello speleo (Ursus speleus); quest’ultimo però è stato rinvenuto, al momento, solo nei livelli medio-basali musteriani.” (M.Cremaschi, F.Ferraro, M.Peresani, A.Tagliacozzo). Anche dalla grotta di Fumane provengono pietre dipinte in ocra con raffigurazioni zoomorfe e antropomorfe, dove l’orso però non compare.

La grotta Chauvet

rappresentazione di Ursus speleus dalla Grotta Chauvet

rappresentazione di Ursus speleus dalla Grotta Chauvetcranio e ossa di Ursus speleus (Grotta Chauvet) cranio e ossa di Ursus speleus (Grotta Chauvet)

Scoperto nel 1984 da Jean-Marie Chauvet nel Dipartimento dell’Ardéche in Francia e studiato da Jean Clottes a partire dal 1998, anche in questo caso il riparo naturale, decorato con figure zoomorfe e antropomorfe, assume un significato simbolico e rituale di notevolissima entità, all’interno del quale la figura del plantigrado appare molto significativamente inserita. Sul pavimento della caverna sono inoltre sparsi anche numerosi resti ossei di Ursus speleus: crani e ossa (J.Clottes, 2003).

Riparo La Cogola

Come per Riparo Dalmeri, “l’orso bruno (Ursus arctos) risulta, nell’ambito dei resti faunistici del Riparo Cogola sull’altipiano di Folgaria, il carnivoro più numeroso con 14 resti (pari al 6,9%), rappresentati soprattutto da denti isolati e falangi, appartenenti ad un animale giovane di circa 3 mesi e a un adulto” ( I.Fiore, A.Tagliacozzo, 2005)

La Grotta d’Ernesto

È un classico caso in cui sia l’uomo che l’orso hanno utilizzato lo stesso rifugio per ripararsi dalle intemperie.

All’interno della grotta, situata come Riparo Dalmeri sull’altipiano dei Sette Comuni, sono state rinvenute sia presenze umane databili al Mesolitico (un focolare, strumenti, ecc.), sia i resti faunistici di un grosso orso bruno (Ursus arctos): entrambi, anche se non nella stessa epoca, avevano qui trovato riparo e utilizzato la stessa cavità naturale. Orsi e uomini si divisero il riparo, sfruttandone i medesimi vantaggi.

 

Denti di Ursus arctos dal Riparo Cogola

Denti di Ursus arctos dal Riparo Cogola

Questo breve excursus nella storia sulle tracce dell’orso, per mostrare lo strano rapporto che intercorreva tra i due massimi predatori dell’epoca, uomo e orso, che pur scontrandosi, sembrano mostrare un rispetto profondo e come la figura dell’orso rivestì lungo i millenni un significato ancora radicato nell’uomo moderno. Non dimentichiamo che l’orso fa parte dei cosiddetti animali totem, quelli che Carl G. Jung definirebbe archetipi, animali cioè cui era attribuito un potere ancestrale, legato a ricordi e credenze collettive. La Valle d’Aosta ad esempio, porta il soprannome di “Grande Orsa” datole della popolazioni celtiche che la abitarono; grandi costellazioni presero il nome di Orsa maggiore e Orsa Minore. Un rispetto che poi apparirà chiaro quando in epoca protostorica gli archeologi troveranno tracce evidenti di un culto dell’orso, come divinità benefica: il dio Arctos o Artaios. Le caratteristiche dell’orso diventeranno definitivamente un emblema di forza e coraggio per i guerrieri definiti dalle popolazioni nordiche berserkir (pelle d’orso), e verrà spesso rappresentato come divinità protettrice e come emblema di clan, basta pensare allo stesso nome del leggendario Re Artù nelle antiche versioni Arcturus o Arctorius che contiene all’interno la radice indoeuropea arth:ORSO. Nei secoli bui del Medioevo infine, l’orso rappresentò, nel misterioso mondo degli alchimisti, la nigredo, la mistica essenza che, in contrapposizione all’albedo dava origine alla pietra filosofale.

Forse c’è anche tutto questo mondo simbolico e ancestrale, alla base della decisione di reintrodurre l’orso nel suo antico dominio superando resistenze di secoli che lo avevano sconfitto.

E in fine un consiglio. Per convivere con l’orso tenete presenti le indicazioni comportamentali del Parco Adamello-Brenta: e che Dio ce lo mandi buono (l’orso!)


Link utili

 

Sito sull’arte preistorica

Sito interamente dedicato alla Grotta Chauvet con possibilità di visita virtuale

Sito sull’orso speleo

Sito dedicato al simbolismo dell’orso

Sito del Parco Adamello Brenta

 

Per saperne di più

 

A.BROGLIO, G.DALMERI, PITTURE PALEOLITICHE NELLE PREALPI VENETE: Grotta di Fumane e Riparo Dalmeri. Memorie del Museo Civico di Storia Naturale di Verona – Sezione Scienze dell’Uomo 9 – VERONA 2005



S.MAMMINI, 2004 - Il santuario delle pietre dipinte (incontro con G.Dalmeri e M. Lanzinger)
IN: Archeo, n°7, luglio 2004, DeAgostini-Rizzoli Periodici


G.DALMERI, 2003 - Riparo Dalmeri e Grotta di Ernesto : gli ultimi cacciatori-raccoglitori / [Gianpaolo Dalmeri].
IN:Il Brenta / a cura di A.Bondesan, G.Caniato, D.Gasparini, F.Vallerani, M.Zanetti - Sommacampagna (VR). 2003 ; p. 179-180 : ill.

A.CUSINATO / M.BASSETTI, / G.DALMERI / K.KOMPATSCHE / M.HROZNY-KOMPATSCHER / M. LANZINGER; 2002 - Le pietre dipinte del sito Epigravettiano di Riparo Dalmeri : campagna di ricerche 2001/ Giampaolo Dalmeri, ... [et al.] ; con la collaborazione di Francesca Nicolodi, ... [et al.]
IN: Preistoria alpina. - Trento. - V.38 (2002) ; p. 3-34 : ill. Con la collaborazione di Francesca Nicolodi, Oscar Passarella, Federico Velluti e Laura Tomesani


A.CUSINATO / G.DALMERI / M.BASSETTI / K. KOMPATSCHER / M.HRONZY-KOMPATSCHER; 2002, - La Cogola: storia di una lunga frequentazione. In Natura Alpina 3-4.

G.DALMERI, 2002 - La Cogola: storia di una lunga frequentazione : i cacciatori-raccoglitori dell'Altipiano di Folgaria IN: Natura alpina. - Trento. - V.53 (2002), n.3/4 ; p. 91-96 : ill.

G.DALMERI, 2002 - Le figurazioni geometriche dell'Epigravettiano recente di Riparo Dalmeri / Giampaolo Dalmeri.
IN: Atti della XXXIII Riunione scientifica : Preistoria e protostoria del Trentino-Alto Adige/SŸdtirol : in ricordo di Bernardino Bagolini : Trento, 21-24 ottobre 1997 / Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria.


G.DALMERI, 2002 - I pittori del Paleolitico : arte e ritualità a Riparo Dalmeri : la più grande raccolta di pittura rinvenuta nelle Alpi ... / Giampaolo Dalmeri. IN: Grigno-Tezze : notiziario comunale. - Grigno. A.18, n.38 (dic. 2002) ; 4 p. : ill.

G.DALMERI, 2001 - Riparo La Cogola e gli ultimi cacciatori-raccoglitori dell'Altipiano / di Giampaolo Dalmeri.
IN: Folgaria notizie. - Folgaria (TN). - A.25, n.2 (dic. 2001) ; p. 20-22 : ill., c. topogr.

G.DALMERI, 2001 -, Riparo Cogola (Carbonare di Folgaria) Com. di Folgaria, Prov. di Trento) / G. Dalmeri. - (Notiziario : scoperte e scavi preistorici in Italia negli anni 1998, 1999, 2000. Paleolitico e Mesolitico. Trentino Alto Adige).
IN: Rivista di scienze preistoriche. - Firenze. - V.51 (2000-2001) ; p. 484.


M.Migliozzi, 2005; Il “dio” orso nella storia dell’uomo. In IL FORESTALE , Rivista del Corpo Forestale dello Stato, n°26, 2005

M.Migliozzi, 2005; Il “dio” orso nella storia dell’uomo. In IL FORESTALE , Rivista del Corpo Forestale dello Stato, n°26, 2005

giugno 2006





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giugno 2006