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Sole Nero

di Christian Lavarian

Ghiacciai, una risorsa da tutelare

a cura della sezione di Geologia MTSN

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Ghiacciai, una risorsa da tutelare

a cura della sezione di Geologia MTSN

Talvolta, in estate, i ghiacciai diventano gli involontari protagonisti delle cronache.
Purtroppo sempre in termini negativi. Leggiamo articoli sui quotidiani che ci parlano dell’ennesimo allarme, di ritiro della fronte e riduzione di superficie, di crolli di seracchi e di pericolo per gli alpinisti, ma anche di chilometri quadrati di superficie coperti con teli per conservare il prezioso manto bianco per la stagione sciistica successiva, o di “piste di cantiere” scavate con i gatti delle nevi per raggiungere la stazione a monte dell’ennesima funivia in costruzione o in ristrutturazione.

Ghiacciaio della Mare (Cevedale), 1925
Foto di Ardito Desio

Facciamo un po’ di chiarezza. I ghiacciai alpini, ma anche quelli di quasi tutte le altre catene montuose del mondo, stanno vivendo un periodo particolarmente negativo. Dalla metà dell’800 e in modo ancora più accentuato negli ultimi vent’anni, i corpi glaciali hanno visto una straordinaria riduzione di volume e di superficie, che si traduce nella progressiva perdita di una preziosa risorsa che non può essere definita “non rinnovabile”, ma che certamente, semmai si dovesse rinnovare, richiederebbe un tempo valutabile in decine se non centinaia o migliaia di anni e un decisa inversione di tendenza nell’evoluzione delle condizioni climatiche. Niente di strano, lo sappiamo tutti.

I ghiacciai nella storia del nostro pianeta hanno da sempre subito straordinarie variazioni di volume e di superficie, raggiungendo a fasi alterne dimensioni centinaia di volte più grandi di quelle attuali, ma anche, probabilmente, dimensioni e volumi più ridotti di quelli che si possono osservare oggi. Queste variazioni sono state guidate dai mutamenti del clima globale, che cambia in continuazione secondo fluttuazioni regolate a diverse scale temporali.

Ghiacciaio della Mare (Cevedale), 2000
Foto di Luca Carturan

Questo è avvenuto da sempre, anche in tempi “non sospetti”, quando cioè l’uomo non esisteva o ancora non era riuscito a “metterci lo zampino”. Ora non lo mette in discussione quasi più nessuno: l’uomo con le sue attività ha cambiato e sta cambiando molti sistemi naturali che regolano l’esistenza del nostro pianeta, compresa la composizione chimica dell’atmosfera. Il cambiamento del clima che stiamo osservando, sorprendente per rapidità e intensità, è quindi il risultato dell’evoluzione naturale ma anche dei cambiamenti indotti dalle attività dell’uomo.

I ghiacciai non fanno altro che “adeguarsi ai tempi che corrono”, riducendo il loro volume nel tentativo di portarsi in equilibrio con il clima che cambia. Non sappiamo bene dove questo possa condurre, molti affermano che, nelle nostre Alpi, fra poche decine di anni, il risultato di questo adeguamento sarà…la quasi completa scomparsa dei ghiacciai! Ci sono molti metodi per valutare, anche quantitativamente, questa evoluzione e gli scenari che vengono proposti non sono purtroppo molto positivi.

Oggi sappiamo quindi quali sono le principali cause dei cambiamenti climatici e sappiamo anche quali sono le possibili soluzioni per mitigare o ridurre il problema, ma su queste ultime le opinioni sono molto diverse e il dibattito è aperto. Entrano in gioco gli interessi economici e le basi stesse sulle quali si fonda il nostro attuale modello di sviluppo. Non è questa la sede in cui discutere di questo, del resto siamo partiti da una “pista di cantiere” scavata su uno dei principali ghiacciai della nostra regione e forse ci siamo spinti troppo in là. Torniamo quindi ai “giganti bianchi” delle nostre montagne.

Il caso della Marmolada può indurre alcune riflessioni che vanno inserite nel quadro “globale” del quale abbiamo appena parlato. Intendiamoci bene, sul ghiacciaio della “Regina delle Dolomiti” non è stato compiuto uno scempio irreparabile, ma sono stati provocati dei danni in una zona particolarmente delicata che si potranno lentamente riassorbire.

Ghiacciaio della Marmolada, agosto 2005
Foto di Ruggero Vaia
(da Mountain Wilderness)

Sappiamo tutti che il problema del ghiacciaio non è questo ma è legato all’evoluzione delle condizioni climatiche. Semplicemente, questo è l’ennesimo atteggiamento di scarso rispetto e scarsa sensibilità verso una risorsa che sta lentamente esaurendosi, oltretutto perpetrato da chi quella risorsa la sfrutta per avere dei ricavi economici (la società che gestisce gli impianti di risalita). Questo ennesimo esempio ha mostrato ancora una volta come i ghiacciai della nostre montagne siano sostanzialmente poco tutelati e come gli stessi strumenti di tutela di questa preziosa risorsa siano o inesistenti o, per lo meno, poco adeguati. Il problema è particolarmente evidente nelle aree glaciali dove vengono svolte pesanti attività antropiche come quelle di tipo sciistico. È chiaro che attività di questo tipo vengono “storicamente” svolte su molti ghiacciai delle Alpi e che, in un quadro climatico diverso dall’attuale, tali attività potevano essere meno dannose per la risorsa glaciale (ci ricordiamo tutti gli inverni molto nevosi degli anni ’80 dello scorso secolo, quando la neve che si conservava in quota anche nel periodo estivo era molto più abbondante di quella di oggi). È chiaro anche che tali attività non possono essere interrotte o proibite da un giorno all’altro. Ma è altrettanto chiaro che in un quadro climatico come quello attuale tali attività andrebbero attentamente controllate e regolamentate con strumenti flessibili e scientificamente basati.

Marmolada

I ghiacciai e le zone immediatamente limitrofe dovrebbero essere visti come aree particolarmente preziose e sensibili, per le quali adottare gli strumenti di tutela più severi e integrali possibili, evitando che su di essi possa svolgersi qualsiasi attività umana che non sia la normale frequentazione alpinistica o di studio. Questa visione dovrebbe essere adottata negli strumenti di pianificazione e tutela elaborati dalle nostre istituzioni, a partire dai piani urbanistici e dai piani di gestione dei parchi naturali, all’interno dei quali sono compresi gran parte dei ghiacciai della nostra regione. È il minimo che si potrebbe fare, consapevoli che si tratta soltanto di dare la maggior protezione possibile a dei sistemi naturali delicati che stanno risentendo pesantemente dei cambiamenti globali del nostro pianeta.

settembre 2005