ALGHE

Un’alga che non passa inosservata

di Ermanno Bertuzzi

Anche le alghe d’acqua dolce a volte puzzano

Hydrurus foetidus

Il torrente Sarca di Val Genova durante una proliferazione autunnale di Hydrurus foetidus (Parco Naturale Adamello-Brenta; foto E. Bertuzzi)

Quando si parla di alghe a cosa pensate? Non è un gioco di associazioni ma la prima caratteristica che si affaccia alla mente è senz’altro l’odore delle alghe che da bambini abbiamo conosciuto per la prima volta sulla spiaggia, al mare. Seguono poi nell’ordine il sushi, le mucillagini, di cui un tempo si leggeva tanto sui giornali, l’eutrofizzazione e chissà quant’altro.

Parlando di acque dolci, se ci spostiamo verso la montagna, verso le Alpi e i suoi torrenti impetuosi, ci scorrono davanti immagini di acque fredde e cristalline, o invece torbide dopo un intenso temporale estivo. Ed è in questi ambienti dove l’acqua scorre veloce e si ossigena continuamente tra cascate, raschi e polle (ove invece il flusso rallenta) che incontriamo altre alghe meno appariscenti ma che non passano inosservate.

Ciottolo ricoperto dall’alga

Un ciottolo ricoperto dall’alga raccolto nel Sarca di Genova  (Parco Naturale Adamello-Brenta; foto E. Bertuzzi)

primo piano della patina verdastro-gelatinosa che ricopre un sasso

Primo piano della patina verdastro-gelatinosa che ricopre un sasso (foto E. Bertuzzi)

Ce ne accorgiamo se prendiamo un sasso completamente immerso: notiamo una patina marrone-verdastra un po’ viscida che lo ricopre in maniera più o meno intensa con magari qualche parte colorata. In montagna però, in particolare in autunno e in inverno, quando il flusso è vivace ma non troppo veloce e la temperatura delle acque è bassa, in molti corsi d’acqua prolifera un’alga che forma ampi aggregati verdeggianti e filamentosi che ondeggiano nella corrente e hanno la base attaccata a massi più o meno grossi. La si può osservare facilmente in autunno ad esempio nel Sarca di Val Genova o nel Sarca di Vallesinella, se percorrete alla base il sentiero delle cascate. Ma perché ci interessa tanto quest’alga? Se proviamo a prenderne qualche filamento e lo avviciniamo al naso capirete subito di cosa sto parlando. Un intenso odore “di mare” avvolge le narici e per un attimo ci sembra di essere in riva al mare, con le onde che si infrangono sugli scogli… ma riaprendo gli occhi ci accorgiamo che siamo invece in alta montagna circondati da boschi di conifere. Si tratta di Hydrurus foetidus, comune fra i massi nei torrenti di montagna, è simile nell'aspetto a una minuscola pianticina piumosa, lunga alcuni centimetri, ramificata, di color verde oliva.

Filamenti di Hydrurus in un torrente (foto E. Bertuzzi)

Filamenti di Hydrurus in un torrente (foto E. Bertuzzi)

Visione al microscopio ottico dell’estremità piumosa dell’alga (200x, foto M. Cantonati)

Visione al microscopio ottico dell’estremità piumosa dell’alga (200x, foto M. Cantonati)

cenobio di Hydrurus foetidus

Visione al microscopio ottico di un cenobio di Hydrurus foetidus, (400x, foto M. Cantonati)

Raccolta di campioni di Hydrurus nella sorgente di Ponte delle Cambiali

Raccolta di campioni di Hydrurus nella sorgente di Ponte delle Cambiali (Val Genova, foto E. Bertuzzi)

Appartiene all’ordine di alghe delle Chrysocapsales, classe Crisoficee, al quale appartengono diverse specie con individui unicellulari gelatinosi, riuniti in colonie di varia forma. L’odore è difficile da descrivere a parole, c’è chi dice fango bagnato, chi dice “odore d’alga” e basta, certo è un odore forte e persistente che si può apprezzare solo prendendo un po’di quest’alga e portandola fuori dall’acqua. Essendo abbastanza comune non mancano gli studi su di essa e anche al Museo, nel quadro di un più ampio progetto sulle sorgenti, si sta portando avanti uno studio sull’ecofisiologia di questo organismo cercando di chiarirne il metabolismo secondario, le sostanze prodotte e magari anche quelle responsabili dell’odore intenso e così particolare. In alcune sorgenti infatti, per le condizioni di particolare stabilità di temperatura e flusso idrico, l’Hydrurus foetidus può essere presente nel corso di tutto l’anno.

E così, se nelle prossime settimane vi capiterà di passare nelle vicinanze di una sorgente in montagna e vedrete degli ammassi verdastri filamentosi, provate anche voi a prendere un po’ di quest’alga e annusare: l’odore non vi farà dubitare. Pur non sapendo ancora quali sostanze siano responsabili di questo intenso odore, di una cosa siamo certi: l’autore che ha descritto per primo l’alga e le ha dato il nome non ne gradiva molto le proprietà organolettiche.





aprile 2006