INSETTI

Un alfabeto di odori per una società complessa: le api

di Luana Silveri

 

Le Api (ordine degli Imenotteri) sono gli insetti sociali per eccellenza, in grado di colonizzare quasi tutti gli ambienti terrestri; dalle foreste pluviali alle savane temperate

Uno sciame di api. (foto Luca Mazzocchi)

Uno sciame di api. (foto Luca Mazzocchi)

La loro società è divisa in tre caste: la regina, i fuchi (maschi riproduttivi) e le operaie (femmine sterili). La regina è una sola e ha il compito di deporre le uova dopo essersi accoppiata con più di un maschio. I fuchi sono qualche centinaio e dopo aver fecondato la regina solitamente vengono scacciati dall’alveare e muoiono. Le api operaie vivono solo sei settimane e nel corso della loro vita subiscono cambiamenti fisiologici che le rendono adatte ai diversi compiti che svolgeranno di volta in volta. Così nei primi giorni saranno pulitrici dell’alveare. Poco dopo diventano nutrici poiché sono in grado di produrre pappa reale con cui nutrire la regina, e secreti meno ricchi per nutrire le larve dei futuri maschi e operaie. In seguito diventano ceraie, (cioè provvedono a produrre cera che serve per costruire e riparare celle e favi), guardiane (scacciano eventuali intrusi) e ventilatrici (mantengono costante la temperatura all’interno dell’alveare). Nell’ultimo periodo di vita svolgono il compito di bottinatrici: provvedendo alla raccolta del nettare, del polline e della propoli. Questa perfetta organizzazione sociale necessita di un sistema di comunicazione estremamente efficiente e inequivocabile. Non essendo dotate di parola le api hanno optato per un linguaggio diverso, l’olfatto. La comunicazione e le gerarchie vengono mantenute attraverso l’emissione e la ricezione di una serie di sostanze chimiche volatili, i ferormoni. Ogni ferormone ha uno specifico significato e induce quindi una risposta ben precisa. Gli ormoni vengono secreti da ghiandole specializzate e recepiti tramite le antenne, che vengono sfregate contro il corpo dell’ape che manda il segnale.

L’alveare ha un suo odore particolare che impregna tutti gli abitanti e differisce da quello di altri, probabilmente come risultato della combinazione di odori endogeni (feromoni) e materiali esogeni (cibo). Le sostanze chimiche si trasferiscono sulla cuticola delle api e conferiscono loro una specifica marcatura che serve da fattore di riconoscimento. Questa marcatura fa si che le api di un alveare possano riconoscersi ed essere riconosciute dalle guardiane e quindi non trattate da estranee.

Ape regina (foto di Luca Mazzocchi)

Ape regina (foto di Luca Mazzocchi)

L’ape regina è colei che “comanda” su tutto l’alveare. L’esercizio del suo potere si effettua tramite la secrezione di specifici ferormoni che hanno effetto sul sistema endocrino delle altre api. In realtà la regina sfrutta l’azione congiunta di più ormoni in concentrazioni diverse e modulabili a seconda delle esigenze. Ogni componente della miscela di ormoni ha un suo particolare effetto, utile a regolare e dirigere la vita dell’alveare. Perché l’alveare possa rimanere unito, la regina secerne un ferormone che attrae fortemente le operaie e quindi è come se le obbligasse alla fedeltà. La regina è anche in grado di impedire che il suo trono venga minacciato e questo avviene grazie ad altri due ferormoni: uno che è in grado di rendere sterili tutte le operaie dell’alveare (inducendo l’atrofizzazione dell’ovario) e un altro con cui impedisce che le operaie costruiscano celle reali in cui si possono sviluppare nuove regine. Questi ferormoni agiscono anche dopo la morte della regina: sono stati svolti degli esperimenti in cui nell’alveare venivano immesse api regine derivanti da collezioni museali e l’effetto di attrazione e di inibizione della fecondità sulle operaie si verificava ugualmente. 

Api operaie. (foto Luca Mazzocchi)

Api operaie. (foto Luca Mazzocchi)

Ma un alveare è composto per lo più da migliaia di api operaie. Queste comunicano tra loro attraverso altri segnali odorosi, scambiandosi così tutti i messaggi necessari alla cura e alla difesa dell’alveare, delle larve e della regina. Un ormone molto importante è quello chiamato ferormone di aggregazione, con ben tre funzioni:

Altri ormoni importanti per la sopravvivenza dell’alveare sono quelli che marcano i fiori visitati da una bottinatrice. Sono secreti da una ghiandola addominale e depositati con le zampe sul fiore allo scopo di attrarre le compagne su quel fiore.

Lo stesso ormone viene usato per marcare l’ingresso dell’alveare così che le api uscite per il foraggiamento possano trovare la via del ritorno. Si pensi ad esempio agli allevamenti a scopo apiculturale, in cui decine di arnie sono posizionate una di fianco all’altra, e ciò nonostante ogni ape sa esattamente qual è la sua arnia. Questa precisione è dovuta proprio alla presenza dell’ormone di orientamento caratteristico di ogni famiglia.

Api che rientrano in alveare. (foto Luca Mazzocchi)

Api che rientrano in alveare. (foto Luca Mazzocchi)

Una ulteriore componente del complesso chimico dell’ormone della marcatura serve ad indicare alle altre bottinatrici la quantità di cibo disponibile sul fiore appena visitato. Questo effetto è ottenuto modulando la quantità rilasciata in relazione alla quantità di zucchero nel nettare dei fiori. Questa componente indica non solo la qualità del cibo disponibile ma anche la sua quantità.

Nell’alveare una funzione fondamentale è svolta dalle api sentinelle, che hanno il compito di proteggerlo dagli intrusi e dai saccheggiatori. A questo scopo usano due diverse sostanze ormonali: una prodotta nelle ghiandole mandibolari con un forte effetto repellente verso le possibili api saccheggiatrici, l’altra prodotta nella zona del pungiglione. Quest’ultimo ormone di difesa viene rilasciato al momento della puntura e allarma tutte le altre api, inducendole ad accanirsi contro la vittima designata.

Ape su fiore di Salvia pratensis (foto Luca Mazzocchi)

Ape su fiore di Salvia pratensis (foto Luca Mazzocchi)

Quella delle api è uno dei primi esempi di società animale, la loro organizzazione è perfetta, ogni ape è parte di un organismo pulsante che è l’alveare. Eppure tanta magnifica organizzazione si fonda su un sistema così semplice, preciso ed antico, come l’olfatto. Anche se è tutta una questione di chimica e di esercizio del potere, ci piace continuare a pensare alle api come a simpatici insetti che si aggirano laboriosamente di fiore in fiore durante le calde giornate primaverili.

 



aprile 2006

 

 

 

Per approfondimenti

Karl Von Frisch: Il mondo delle api-Edizioni Agricole, 1951

Karl Von Frisch: Il linguaggio delle api-Ed. Boringhieri, 1976

Chauvin: Le società animali-Bompiani,1972

Free: L'organizzazione sociale delle api-Edagricole,1982