BIOLOGIA ANIMALE

(Bianco per terra...) ... e per mare

di Giovanna Lipparini

E in mare il bianco si fa azzurro...

I membri di un branco di Dascyllus aruanus risultano difficili da isolare dallo sfondo di chiaroscuri delle acropore tra cui vivono.

I membri di un branco di Dascyllus aruanus risultano difficili da isolare dallo sfondo di chiaroscuri delle acropore tra cui vivono.

- immagine tratta dal sito: www.catfish.cz

Se sulla terraferma le colorazioni bianche o biancastre sono appannaggio di animali viventi in ambienti innevati o in luoghi dove l’assenza costante di luce impedisce la percezione del colore, in mare l’assenza di pigmenti ed il conseguente aspetto biancastro o diafano ha un’ampia diffusione soprattutto tra gli organismi delle profondità abissali, dove, come nelle grotte o nel reticolo idrico sotterraneo, il buio perpetuo vanifica la comunicazione visiva (a meno che l’animale non sia luminescente!).  

Ma anche dove arriva la luce (nella cosiddetta “zona eufotica”, cioè ben illuminata, degli oceani) il bianco è un colore ben presente: accanto al nero o a colori comunque scuri, in ornamentazioni a strisce o bande, è comune tra molti pesci di barriera e, analogamente a quanto avviene sulle terre emerse, ha la funzione “disruptiva” di spezzare la sagoma dell’animale in un ambiente (come quello delle distese madreporiche) con forte contrasto luce/ombra.

Anche in un predatore come Lutjanus sebae una colorazione a bande bianche e rosse (scure) ha un effetto disruptivo in un ambiente con luci ed ombre

Anche in un predatore come Lutjanus sebae una colorazione a bande bianche e rosse (scure) ha un effetto disruptivo in un ambiente con luci ed ombre

- foto di D. Harasti tratta dal sito: scuba-equipment-usa.com

La più ampia diffusione di toni bianchi o bianco-azzurri sembra comunque aversi tra gli organismi pelagici, quelli cioè che passano tutta la loro esistenza in mare aperto, nuotando o fluttuando incessantemente in un universo liquido a tre dimensioni dove non esistono nascondigli. Molti di questi nomadi del mare senza requie (tra cui tutti i rappresentanti del cosiddetto “pesce azzurro”) si caratterizzano per un’evidente polarizzazione cromatica, per cui le parti superiori sono di colore bluastro, come la distesa dell’oceano vista dall’alto, mentre le parti inferiori sono bianche, bianco-argentee o bianco-azzurre, simili alla superficie marina osservata dal basso, baluginante di luce e continuamente cangiante. In un ambiente privo di ripari, confondersi con l’interfaccia acqua-aria (da qualunque parte la si guardi) è una strategia difensiva non trascurabile nei confronti di predatori sia acquatici che aerei.

 

Un gruppo di carangidi tropicali della specie Caranx sexfasciatus mostra come il chiarore delle parti inferiori sia funzionale a ridurne la visibilità contro la superficie marina.

Un gruppo di carangidi tropicali della specie Caranx sexfasciatus mostra come il chiarore delle parti inferiori sia funzionale a ridurne la visibilità contro la superficie marina.

- foto di S. Parinov tratta dal sito: www.sergeyphoto.com

La superficie inferiore bianca riduce la visibilità anche in uno squalo di barriera della specie Carcharinus albimarginatus.

La superficie inferiore bianca riduce la visibilità anche in uno squalo di barriera della specie Carcharinus albimarginatus.

- foto di F.Zylberman tratta dalla pagina: membres.lycos.fr

 

E gli stessi predatori – siano essi uno dei tanti squali dal nuoto veloce e dalle forme affusolate, che si avvicina ai potenziali pasti “planando” sulle ampie pinne pettorali, oppure uccelli ittiofagi come i gabbiani che pattugliano la superficie marina per ghermire le loro prede nei pressi delle onde – presentano a loro volta parti ventrali e superfici inferiori delle pinne o delle ali candide o biancastre, che poco o nulla risaltano contro il chiarore della superficie marina o del cielo pieno di luce.

L’esempio forse più singolare dell’utilizzo di un colore biancastro abbinato ad un altro a fini criptici in mare aperto è dato probabilmente dai molluschi della famiglia Janthinidae.

Di abitudini del tutto anomale nel panorama strisciante dei gasteropodi, le “chiocciole di mare dal colore viola”, come suggerisce il nome inglese (Purple Sea Snails), hanno scelto l’esistenza pelagica ed errabonda dei velisti oceanici, trascorrendo la fase adulta della loro vita a galleggiare capovolte alla superficie del mare (col piede in alto e il nicchio in basso!), invece che a muoversi aderenti ai fondali. Hanno infatti una conchiglia globosa, sottile e leggera in modo tale da poter essere sostenuta da una “zattera” di bolle d’aria ricoperte di muco. Per costruirsi questo galleggiante, le jantine estendono il piede al di sopra della superficie dell’acqua, catturando un po’ d’aria che viene immediatamente circondata e isolata dal muco prodotto dal piede, e ripetono poi questo processo finché il numero di bolle d’aria è sufficiente a sostenere l’animale. 

L’evidente polarizzaizione inversa delle conchiglie del genere Janthina

L’evidente polarizzaizione inversa delle conchiglie del genere Janthina

- foto di G. Lipparini

L’insolito stile di vita spiega la presenza di pigmenti blu-violacei nella colorazione della conchiglia (unica tra i molluschi), e al contempo rende ragione dalla cosiddetta “polarizzazione inversa” nella distribuzione dei colori, per cui la parte dorsale, visibile dal basso, è bianco-azzurro chiaro (come appare il cielo visto da sott’acqua), mentre la parte basale, a contatto col mollusco e visibile dall’alto, è più scura, blu-viola intenso (come appare il mare aperto visto dal cielo). 

Il risultato, sorprendentemente mimetico, è accentuato dall’animale, il cui corpo è a sua volta di un acqueo color bluastro (e sempre blu-violacea è la secrezione che le jantine, se molestate, possono rilasciare, formando in acqua una leggera nube che disorienta il predatore). 

Dove l’acqua, trattenendo parte dello spettro visibile della radiazione luminosa, conferisce un tono bluastro alla luce, anche il bianco cede all’azzurro...




 

Foto home page:

L’assenza di pigmenti, e quindi la colorazione biancastra, caratterizza molti organismi abissali, come Vampyroteuthys infernalis

- foto tratta del sito: http://de.wikipedia.org

 



dicembre 2005