BIOLOGIA ANIMALE

Bianco per terra... (... e per mare)

di Osvaldo Negra

Bianco, il colore che non c’è!

L’aspetto bianco-rosato di un maiale domestico.

L’aspetto bianco-rosato di un maiale domestico.

- foto tratta dal sito: www.almondvalley.co.uk

Anche senza entrare nel dettaglio degli esempi più eclatanti, dalla volpe artica alle pernici bianche in inverno, dalle garzette alle ninfee, dai beluga ai chioni antartici, il bianco è un colore piuttosto ben rappresentato nel mondo vivente, e non sempre, o non solo, in associazione con la banchisa o le distese di neve.

Ciò che ai nostri occhi appare un colore, non lo è però chimicamente, in quanto le colorazioni bianche o biancastre non sono in genere supportate dalla presenza di corrispondenti pigmenti all’interno dei tessuti: al contrario appaiono variamente chiare, fino a candide, quelle parti corporee che sono del tutto prive di granuli di una qualsiasi sostanza colorante.

L’assenza di pigmento nelle parti inferiori conferisce agli eterocefali, Heterocaphalus glaber, il loro neonatale colore rosaceo.

L’assenza di pigmento nelle parti inferiori conferisce agli eterocefali, Heterocaphalus glaber, il loro neonatale colore rosaceo.

- foto tratta dal sito: ethologie.unige.ch

In alcuni casi la struttura epiteliale (cute, peli, penne, scaglie) è tale da riflettere completamente la radiazione luminosa, ed allora la parte appare bianca intensa; in altri casi l’assenza di particelle pigmentate permette la visione più o meno in trasparenza dei liquidi circolanti più in profondità,  come nel caso della pelle del maiale (o, pare, di quella di quel singolare roditore sotterraneo che è l’eterocefalo glabro) che ci appare rosa in virtù della presenza, sottostante, di sangue rosso circolante nei vasi superficiali. 

 

Il bianco perde,

il nero vince,

ma assieme sono una forza

 

Un gabbiano reale nordico con le ali appena mutate, e la stessa ala dopo alcuni mesi di ”usura”
- foto tratta dal sito: www.shutterfreaks.com

Un gabbiano reale nordico con le ali appena mutate, e la stessa ala dopo alcuni mesi di ”usura”

- foto tratta dal sito: www.shutterfreaks.com

La vistosa bandeggiatura bianco-nera sulle ali delle avocette americane, Recurvirostra americana

La vistosa bandeggiatura bianco-nera sulle ali delle avocette americane, Recurvirostra americana

- foto tratta dal sito: www.ofo.ca

Uno storno comune in abito invernale e in abito estivo, acquisito “per usura”

Uno storno comune in abito invernale (foto tratta dal sito: jrscience.wcp.muohio.edu) e in abito estivo, acquisito “per usura” (foto di G.Dabb tratta dal sito: photogallery.canberrabirds.org.au).

L’assenza di pigmenti da cui deriva il candore delle parti bianche di un organismo è responsabile di una loro maggior “debolezza strutturale” rispetto a quelle colorate, dove le particelle di pigmento (in particolare i granuli di melanina, cui si devono i colori scuri, bruni, grigi e neri) contribuiscono a “irrobustire” le strutture in cui vengono depositati.

Il fenomeno risulta particolarmente evidente nelle penne degli uccelli, dove le superfici bianche o chiare sono soggette ad una più rapida usura per attrito con l’aria rispetto a quelle colorate. Emblematico a tal proposito è il caso delle macchie bianche sulle estremità (nere) delle ali di molti gabbiani: ben visibili subito dopo la muta delle remiganti, scompaiono piuttosto in fretta, lasciando delle “mezzelune” di erosione.

Alcune specie, come lo storno comune (Sturnus vulgaris), affidano a questa differenza nei ritmi di usura il passaggio dal piumaggio non riproduttivo (invernale) a quello nuziale (estivo): la progressiva consunzione degli apici bianchi delle penne che caratterizzano l’abito dei mesi freddi permette così, col passare del tempo, una  sempre maggior visibilità della base nero brillante di tali penne, e la conseguente acquisizione dell’iridescente abito riproduttivo dai toni metallici e cangianti.

Proverbialmente, la vicinanza di superfici bianche e nere enfatizza la reciproca visibilità (un po’ come nel caso dei colori complementari, rosso e verde), in quanto il contrasto chiaro-scuro eccita particolari cellule della retina (i bastoncelli), attivi anche in condizioni di scarsa illuminazione e specificamente deputate a registrare le differenze di luminosità ed i contrasti luce-ombra.

Bianco e nero, affiancati, sono dunque un accostamento cui viene attribuito da molti organismi una forte valenza comunicativa: “mettere nero su bianco” ( o bianco su nero...) diviene cioè un modo efficace per veicolare un segnale, e, non a caso, bandeggiature bianco-nere funzionali a tener desta l’attenzione e facilitare la coesione dello stormo sono presenti sulle ali di numerosi uccelli gregari.  

Software: Microsoft Office

La bandeggiatura di una zebra confonde le parti dell’individuo...

- foto tratta dal sito: www.chattanoogaphoto.org

...e confonde un individuo con gli altri.

- foto tratta dal sito: www.exzooberance.com

L’alternanza di bianco e di nero salta dunque subito all’occhio, ma ripetuta molte volte può, come per eccesso, risultare “stordente”: il susseguirsi di bande molto chiare e molto scure rende difficile percepire bene e con uniformità “i confini” di un animale, e non far capire al predatore dove finisce il proprio corpo (e dove comincia quello del vicino, nel caso si viva all’interno di un branco...) può essere una strategia antipredatoria di grande successo.

Le zebre, a tal proposito, sono un caso paradigmatico che non necessita proprio di commento! E del resto una zebratura sulla strada difende pure il pedone, anche se in questo caso il significato delle strisce pedonali sembra maggiormente omologabile a quello dei bianco-neri di allerta...






 

Foto home page:

Un gruppo di chioni, Chionis alba, bianchi sul biancore della banchisa antartica.

- foto tratta dal sito: www.northpolextreme.com

 



dicembre 2005