PALEOLITICO

Quando il Natale non era bianco

 di Francesca Nicolodi

11.250 anni fa, quando i cacciatori scendevano dall’altipiano della Marcesina dopo una stagione di caccia nelle steppe e tundre aride, l’asse terrestre era inclinato, con il polo nord rivolto all’opposto del sole, e ciò rendeva drastiche le oscillazioni della temperatura tra estate e inverno e non pioveva o nevicava quasi mai.

Immagine tratta da:
Pisias, N.G., and J. Imbrie, 1986:  Orbital geometry, CO2, and Pleistocene climate.  Oceanus, 29, 43-49

Immagine tratta da:

Pisias, N.G., and J. Imbrie, 1986:  Orbital geometry, CO2, and Pleistocene climate.  Oceanus, 29, 43-49.

Ai giorni nostri è facile desiderare un “bianco Natale” e poi lamentarsi del freddo e del gelo che ostacolano le nostre attività: si rivelano alquanto scomodi.

Ma ci siamo mai chiesti come poteva essere la vita durante un inverno di migliaia di anni fa, lontanissimo da noi nel tempo? Ad esempio fra i cacciatori del paleolitico finale di uno qualsiasi dei siti rinvenuti in Trentino? Le sorprese sarebbero molte.

Innanzitutto non ci sarebbe stato affatto un “bianco Natale”. Il clima di allora infatti differiva molto da quello attuale. A quel tempo infatti la posizione della terra sulla sua orbita era decisamente diversa da quella in cui si trova attualmente. Oggi infatti al 21 di dicembre, a causa del moto di rivoluzione terrestre, ci troviamo nel punto dell’orbita più vicino al sole, e le stagioni si alternano gradualmente nel nostro emisfero. 11.000 anni fa era l’opposto: la terra si trovava nel punto più lontano dal sole nel suo percorso celeste. Ma c’è di più.

A causa della precessione degli equinozi infatti l’asse di rotazione terrestre si inclina ciclicamente. All’incirca 11.250 anni fa, quando i cacciatori epigravettiani scendevano dall’altipiano della Marcesina dopo una stagione di caccia, trascorsa fra le steppe e le tundre aride, seccate dal calore estivo, l’asse terrestre era inclinato con il polo nord rivolto all’opposto del sole, e pertanto i raggi obliqui alternavano le stagioni quasi con violenza, comportando notevoli sbalzi di temperatura rispetto alle attuali medie stagionali (in media di circa 10°). Le oscillazioni della temperatura tra estate e inverno erano drastiche e non pioveva o nevicava quasi mai. 

Agrifoglio

Diagramma dell’andamento climatico dal

Pleniglaciale all’Olocene.

Da: Il Veneto nell’antichità., Preistoria

e protostoria. p.124.

Ginepro

Diagramma cronologico delle temperature.

Da: Nigel Calder, LA TERRA INQUIETA.

RAPPORTO SULLA NUOVA GEOLOGIA.

p.135. Zanichelli 1973

Al 21 di dicembre era decisamente meglio trovarsi al coperto e al riparo, necessariamente davanti a un bel fuoco. La vita sugli altipiani, possibile in estate approfittando delle rare precipitazioni, era difficilissima in inverno. Il clima arido e secco asciugava ogni falda d’acqua, il freddo intenso gelava il terreno in profondità e il vento spazzava senza sosta le pianure in quota.

Niente distese innevate quindi, ma vaste praterie gelate. Occorreva trovare un riparo al più presto. Ma dove? Non era certo sufficiente una capanna di pali e frasche eretta in spazi aperti!

Gli uomini trovarono la soluzione nei ripari naturali, costruendo abitazioni di pali e pelli a ridosso delle pareti rocciose, soprattutto di quelle sporgenti, che potevano difenderli dal vento e permettere l’accensione di fuochi al riparo; oppure all’ingresso di grotte e caverne che trattenevano il calore (ad esempio la grotta d’Ernesto. Vedi l’articolo già pubblicato su scienZine).

Vischio

Le Veneri Paleolitiche di Petrkovice (1) e dei Balzi Rossi (2)

A volte era persino necessario elevare paratie artificiali di pietre e sassi o palizzate spesse per proteggere l’accampamento, come accadde ad esempio a Terlago. Qui gli uomini costruirono, a ridosso di un rilievo roccioso, una sorta di frangivento a difesa dell’accampamento, costituito da una capanna e da un ampio focolare accanto al quale si trovava l’“officina litica” ossia un posto dove gli uomini lavoravano la selce per ricavarne lame, punte e utensili. 

Un “Natale” poco bianco e molto freddo dunque, che i cacciatori trascorrevano razionando le riserve di selvaggina e pesce accumulate durante l’estate - niente pranzi luculliani dunque - e intagliando figurine della Grande Dea Madre, affinché li aiutasse e li proteggesse dalla natura ostile, dai terribili “uri”, erbivori selvatici simili a bisonti ma dalle dimensioni di un elefante, e dagli orsi delle caverne, molto più grossi e feroci degli attuali orsi bruni, cui spesso dovevano disputare prede e ripari. Un 21 Dicembre di fame, freddo e paura. Durante il quale invocare la Dea, perché, col solstizio, facesse tornare le giornate ad allungarsi!



Immagine in home page. Esempio di capanna circolare con struttura in pali e copertura in pelli.

Immagine di K. e N. Kompatscher, da ARCHEOLOGIA VIVA p.76.


dicembre 2005

Per saperne di più

 

- Nigel Calder, LA TERRA INQUIETA. RAPPORTO SULLA NUOVA GEOLOGIA. Zanichelli 1973

- Il Veneto nell’antichità. Preistoria e protostoria. a cura di Alessandra Aspes

  Banca popolare Veneta, 1984

- A.A.V.V., (Istituto Trentino di Cultura) STORIA DEL TRENTINO. Volume.I:
LA PREISTORIA E LA PROTOSTORIA. a cura di Michele Lanzinger, Franco Marzatico, Annaluisa Pedrotti. Edizioni IL MULINO, 2001


- ARCHEOLOGIA VIVA n° 90, novembre/dicembre 2001, GIUNTI Editori

 

 

Link utili

 

Evoluzione del clima sulla terra e impatto sulle civiltà

NOAA Paleoclimatology Program

Paleo Slide Set: The Ice Ages 

Veneri paleolitiche