ACQUA - CONCHIGLIE

Addio all'acqua (seppur salata...)

di Giovanna Lipparini e Osvaldo Negra

L’ abbandono del mezzo liquido da parte delle conchiglie terrestri.

Un tipico Mollusco terrestre, un Gasteropode Polmonato probabilmente della famiglia Urocyclidae si muove col favore delle tenebre nell’umido ambiente di una foresta pluviale montana in Tanzania.

Quasi un terzo delle attuali specie di Molluschi vive sulle terre emerse. Per organismi originatisi in mare, evolutivamente "abituati" a disporre a volontà del mezzo liquido ed a utilizzare “a piacimento" i sali in esso disciolti, non è un successo da poco e testimonia il brillante superamento di problemi relativi al sostegno del corpo molle in assenza di spinta idrostatica, alla disidratazione in ambiente aereo, agli scambi gassosi in un mezzo (l’aria) che non imbeve e, al contrario, rischia di disseccare, le superfici respiratorie.

I pionieri che sono riusciti a uscire vincitori da questa serie di sfide sono tutti esponenti della "linea di punta" dei Gasteropodi (i Molluschi con la conchiglia spiralata), ma nemmeno un rappresentante dei Bivalvi (i Molluschi con la conchiglia divisa in due metà), perché le branchie filtranti con cui cozze e vongole si procurano il cibo, in aria proprio non funzionano!

Svariati rappresentanti di una delle più caleidoscopiche famiglie di Gasteropodi Polmonati della fascia intertropicali, i Camenidi.

L’ombroso sottobosco delle foreste pluviali, con temperatura e umidità tendenzialmente costanti, costituisce un habitat d’elezione per i Molluschi terrestri.

Gli striscianti conquistatori delle terre emerse si sono confrontati con una serie di fattori selettivi che sovente li ha portati a strutture  anatomiche o soluzioni di comportamento molto simili (convergenze).

E, del resto, la loro sopravvivenza, siano essi arcaici colonizzatori o recenti parvenues della terraferma è spesso minacciata dagli stessi fattori: molte colorate specie tropicali, legate alla chioma o alla lettiera delle foreste pluviali o endemiche di piccole isole, in zone dove l'aumentato bisogno di terra o la richiesta di legname si risolvono in un rapido disboscamento senza mezze misure, sono spesso destinate a scomparire ed estinguersi perché viene loro letteralmente sottratta “la terra sotto al piede” prima che, con la proverbiale lentezza, possano allontanarsi alla ricerca di nuovi habitat.

Eppure le chiocciole terrestri sono tante, e da oltre 350 milioni di anni si sono insediate in ogni tipo di ambiente, dai deserti più aridi alle aspre pareti rocciose delle montagne, dalla fredda tundra all'acida taiga, con l'ovvia “esplosione” di forme nella fascia tra i Tropici, dove questi organismi si sentono a casa nell'umido e caldo abbraccio di una vegetazione rigogliosa e sempreverde.

Per quanto perso nella notte dei tempi, l'abbandono dell'acqua salata è stata una sfida non da poco. Le tracce di queste drammatiche transizioni rimangono particolarmente evidenti nel gruppo più antico di Molluschi terrestri (i Prosobranchi).

Un’ incisione ottocentesca(dal Conchilienbuch di F. Berge, Stuttgart, 1850) raffigurante differenti specie di Molluschi terrestri.

Essi mantengono invariate molte caratteristiche dei progenitori marini, ma le loro branchie sono già ridotte e la cavità che le accoglie è al contrario molto ampia, con le pareti ricche di vasi sanguigni utili allo scambio gassoso.  L'apertura della conchiglia, quando l'animale si ritrae, viene "sigillata" dall'opercolo (una sorta di “tappo” calcareo o corneo prodotto dalla parete corporea dell’animale), che, oltre a sbarrare l'accesso ai nemici, mantiene all'interno del corpo l'umidità residua indispensabile alla sopravvivenza.

Helicina pitalensis, un tipico Prosobranco ancora dotato di branchie ma in grado di condurre vita terrestre nelle foreste dell’America centrale.

Nei veri “professionisti della terra” (i Polmonati) l'adattamento a vivere all’asciutto è ancor più consolidato, grazie alla trasformazione della cavità branchiale in un primo, rudimentale, ma vero polmone.

L'opercolo scompare, per venir sostituito, in condizioni estreme, da una pellicola di muco che si essicca per formare l'epifragma, una barriera protettiva rigida dove rimane comunque un piccolo foro per il passaggio dell'aria che va al polmone. 

Chilostoma cingulatum, un Polmonato ben adattato a sopravvivere anche in luoghi aridi sulle rupi calcaree delle Alpi.

Il problema della disidratazione viene affrontato anche con altri mezzi, primo fra tutti il ricorso all'estivazione, una sorta di letargo nei mesi caldi e siccitosi che l’animale intraprende ritirandosi su uno stecco o su un ramo lontano dal suolo arroventato dal sole e rallentando il proprio metabolismo in attesa del ritorno della pioggia.

Anche il fatto che molti Molluschi terrestri conducano vita notturna è da mettere in relazione con la necessità di limitare il riscaldamento e il conseguente dispendio di liquidi: l'aria della notte è più fresca e umida e questo contribuisce a ridurre la perdita d’acqua per traspirazione. 

Un cluster (aggregato) di Theba pisana, comuni chiocciole dell’Italia centro-meridionale, si difende dalla calura ritraendosi su uno stelo di Ombrellifera.

Le piccole uova, già dotate di guscio pergamenaceo, di un’ Achatina africana.

L'altra grande conquista che ha permesso l'affrancamento dalle acque è l’ “invenzione” di un uovo dal guscio pergamenaceo, che funziona da involucro protettivo solido contro  la dispersione d’acqua, entro il quale la prole si sviluppa a lungo e al sicuro. Può così venire alla luce non più allo stato di larva, incompleta ed acquatica, ma già in forma di piccolo adulto compiutamente formato, pronto per andare da solo in cerca di cibo, e rivestito da una conchiglietta embrionale in cui ritrarsi per scampare alla calura del giorno che sottrae l’acqua amica.

settembre 2005