ARCHEOLOGIA

Erano davvero malghe?

 di Francesca Nicolodi

Dal sito di Dosso Rotondo provengono reperti che sembrano dimostrarne una frequentazione stagionale. Purtroppo l’acidità del suolo non ha permesso la conservazione di resti faunistici o organici in grado di fornire evidenze più esaustive.

Il sito di malga Vacil (1995)

Il sito di malga Vacil (1995)

È strano pensare a una “malga” se ci riferiamo a un sito archeologico protostorico, e in effetti i dubbi rimasti sono certamente molti. Eppure sull’altipiano di Vacil, poco sopra Faserno (Storo, Trento), potrebbero davvero esserne esistite alcune, o almeno così parrebbe di poter supporre.

La prima scoperta risale al 1995, proprio presso malga Vacil, dove in seguito a uno scavo, curato dall’Ufficio Beni Archeologici della Provincia, fu messo in luce un sito abitativo costituito da una sorta di impiantito e da buche di pali che dovevano sostenere una struttura aerea di qualche tipo.

Il sito di Dosso Rotondo (1999-2000)

Il sito di Dosso Rotondo (1999-2000)

Pochi anni dopo, nel 1999, in seguito a una segnalazione fatta dal dottor Dalmeri del Museo tridentino di scienze naturali, dal prof. Gianni Zontini e da Klaus e Nandi Kompatscher di Bolzano, ricercatori emeriti del Museo tridentino di scienze naturali, fu intrapresa, in collaborazione con la Provincia stessa, una nuova campagna di scavo.

Questa volta i lavori interessarono un’area riparata ai piedi di un dossetto dalla caratteristica forma a cupola, detto proprio Dosso Rotondo, “Doredon” in dialetto storese.

L’importanza archeologica del sito apparve subito evidente, tanto che la campagna di scavo venne ripetuta. Furono rinvenute, poco al di sotto delle zolle erbose, delle superfici di calpestio, fortemente ricche di carboni e interessate da numerose buche di pali, alcune delle quali fornite di una sorta di inzeppatura di bloccaggio.

Due immagini degli scavi presso Dosso Rotondo
Due immagini degli scavi presso Dosso Rotondo

Due immagini degli scavi presso Dosso Rotondo

Si trattava dunque di piccole strutture abitative semipermanenti, dotate probabilmente di una copertura aerea, forse di tipo architettonico.

La zona del rinvenimento è situata in un punto riparato proprio sotto al Dosso Rotondo, in un’area ancora oggi sfruttata per l’alpeggio, come dimostra la presenza delle vicine malghe Vacil e Dosso Rotondo poste a circa 1900 metri di quota.

Dal sito di Dosso Rotondo, pur trattandosi di un sondaggio di ridotte dimensioni, provengono numerosi frammenti ceramici e strumenti litici, che ne dimostrano la frequentazione, probabilmente stagionale. Erano davvero delle malghe? Molti studiosi sono tutt’ora perplessi. È difficile infatti pronunciarsi con certezza senza possedere prove certe e inconfutabili come potrebbero essere ad esempio dei chiari resti faunistici, ma disponendo solo di evidenze archeologiche tutto sommato limitate. Purtroppo l’acidità del suolo non ha permesso la conservazione di resti faunistici o organici, che potessero risolvere la questione.

Se fosse vero si tratterebbe di alcuni dei siti di alpeggio più antichi mai rinvenuti in zona. La datazione al radiocarbonio, effettuata presso il Lebniz Labor di Kiel, ha permesso di collocarli nella Media Età del Bronzo, circa 3700-3600 anni fa.

Piccola ansa ceramica da Dosso Rotondo

Piccola ansa ceramica da Dosso Rotondo

Strumenti litici in selce (coltello a dorso e punta di freccia ad alette)

Strumenti litici in selce (coltello a dorso e punta di freccia ad alette)

Abbiamo parlato di alpeggio, e non di semplice transumanza, dato che la presenza di aree abitative strutturalmente complesse, indica una permanenza in quota per un certo periodo, forse per una stagione. Altro fatto da notare è la coincidenza della quota di rinvenimento con le quote degli alpeggi attuali. Forse i pastori non si limitavano solo a passare per raggiungere la Val Camonica dall’altro versante, ma attuavano una sorta di “monticazione” stagionale del bestiame proveniente dalla Valle del Chiese o dalla zona dell’alto Garda.

Ma che fine hanno fatto queste “malghe” dell’Età del Bronzo, se effettivamente di questo si trattava? Probabilmente finirono distrutte da un incendio (un fulmine o altro), e il fuoco distrusse ogni traccia della parte aerea delle capanne lasciando sul piano di calpestio le forti tracce di carboni ritrovate.

Per il momento abbiamo solo tante ipotesi e altrettanti dubbi!

L’intensa copertura carboniosa del suolo abitativo.

L’intensa copertura carboniosa del suolo abitativo.

settembre 2005

Riferimenti:

BASSETTI M., DALMERI G., E. MOTTES, F. NICOLIS., 2003 - Nuovi dati sulle modalità di sfruttamento dei territori di alta quota nell’Età del Bronzo: il sito di Storo-Dosso Rotondo in Valle del Chiese (Trentino sud-occidentale). Atti della XXXV Riunione Scientifica dell’I.I.P.P.

DALMERI G. e NICOLODI F., 2003 - Il primo popolamento del Chiese trentino: dati e resoconti.
Atti del I° Convegno di Archeologia della Valle del Chiese - Storo - 2003

NICOLODI F., 2001 - Carta archeologica delle Giudicarie Interiori. Valle del Chiese - Tione, Centro Studi Judicaria

DALMERI G., NICOLODI F., ZONTINI G., 2003 - Storo e dintorni nella preistoria. Sulle tracce di antiche genti che popolarono la Valle del Chiese.- Poster per il I° Convegno di Archeologia della Valle del Chiese - Storo, ottobre 2003

DALMERI G., NICOLODI F., NICOLIS F., MOTTES E., BASSETTI M., 2003 – Nuovi dati sulle modalità di sfruttamento dei territori di alta quota nell’età del Bronzo – Poster per il I° Convegno di Archeologia della Valle del Chiese -  Storo, ottobre 2003

MOTTES E., NICOLIS F., 2002 – Storo-Dosso Rotondo (Trento): un sito d’alta quota dell’età del Bronzo in Valle del Chiese – Annali del Museo di Gavardo – 1720-5697 – 19 (2001-2002)

FORNI G., 2004 – Preistoria e protostoria della malga nell’arco alpino.- in SM Annali di San Michele , 17 (2004)

Per saperne di più:

Storo e dintorni nella Preistoria

Scavi archeologici a Dosso Rotondo

L'itinerario

Per visitarla:

0461-270314 0461-270145
Museo tridentino di scienze naturali