PREISTORIA

Scoperte per caso

di Francesca Nicolodi

Anche importanti scoperte scientifiche avvengono per caso. Come è accaduto per la “grotta di Ernesto”, uno dei siti preistorici più famosi del Trentino.

A volte un’importante scoperta scientifica avviene per puro caso, senza che nessuno possa prevederlo. E proprio questo è il “caso” della scoperta della grotta di Ernesto, uno dei siti preistorici più famosi e importanti del Trentino.

Tutto accadde nel 1983, con i lavori per il tracciato di una nuova strada sull’Altopiano della Marcesina. Durante i lavori di sterro, nei pressi del nuovo tracciato venne rinvenuta una stretta apertura sul fronte di un antica frana che probabilmente l’aveva ostruita in tempi antichissimi, tanto da occultarne la presenza per migliaia di anni. 

L’aria fredda che usciva dal cunicolo faceva pensare a qualcosa di più grande di una semplice tana di animali selvatici, ma nessuno del personale poteva riuscire a entrarci.

A farlo fu invece un ragazzino, di nome Ernesto che, imbragato e armato di una torcia, si introdusse nello stretto passaggio. Passato il cunicolo, il ragazzo si ritrovò in una serie di cavità carsiche ricche di stalattiti e stalagmiti, con sale alte dai 3 ai 4 metri.

Percorrendo le sale alla luce della torcia Ernesto si ritrovò catapultato in un mondo rimasto immutato da più di 9.000 anni. Qui il tempo si era fermato, tutto era rimasto come allora fissato dalle concrezioni calcaree colate dalle pareti della grotta assieme all’acqua.

Si trattava di un insediamento stagionale di cacciatori-raccoglitori appartenenti al Paleolitico Finale e al Primo Mesolitico, che qui avevano trovato rifugio dalle intemperie durante le battute sull’altipiano.  

Il ragazzo vide dapprima i resti di un focolare, circondato da ossa di stambecchi e di cervi e da una miriade di piccoli strumenti in selce usati per la caccia, i microliti, abbastanza piccoli da poter essere trasportati in gran numero durante le lunghe marce.

Poi incontrò i resti di torce e tizzoni accanto alle enormi ossa di un esemplare di orso bruno.

Erano serviti per spaventarlo?

Ogni cosa era stata ricoperta dalla sottile concrezione calcarea che l’aveva preservata intatta per i futuri studiosi dell’età della pietra, che alla grotta diedero il nome di Ernesto.

Per visitarla

330-521420 Gasperini Guido, Trattoria Bellavista

0461-233770 Ufficio Beni Archeologici, Trento

0461-270314 / 0461-270145 Museo tridentino di scienze naturali

Il libro

G. Dalmeri e altri: La Grotta d’Ernesto (Trento): frequentazione umana e paleoambiente

Preistoria Alpina Vol. 27 (1991), Museo tridentino di scienze naturali

giugno 2005