ANIMALI

Un naso al servizio dell’uomo

di Alessandra Pallaveri

I cani da ricerca e catastrofe: un mix di doti canine, ottime relazioni con l’uomo, gioco e gratificazioni

Il primo volo di Maja

Il primo volo di Maja (foto A. Bertocchi)

L’aiuto che un cane può dare all’uomo, affiancandolo in molteplici attività, è conosciuto, apprezzato e sempre più incoraggiato, soprattutto quando è necessario l’uso di un senso che, ahimé, l’uomo ha quasi del tutto perso: l’olfatto. Il cane infatti, come la maggior parte dei mammiferi carnivori, ha un olfatto molto fine, forte di oltre 200 milioni di cellule olfattive (contro 5 milioni nell’uomo); questo gli permette di apprezzare la presenza di piccolissime quantità di molecole odorose, con una sensibilità almeno mille volte maggiore della nostra. Come indirizzare questa capacità ad “uso umano” dipende molto dalle finalità.

Vi siete mai chiesti come facciano i cani da ricerca a trovare una persona smarrita in un bosco? Dai telefilm “polizieschi” si capiva che dopo aver annusato la maglietta dello scomparso il protagonista era pronto per la ricerca.

In una tiepida giornata tardo-primaverile del 2004 ho partecipato per la prima volta agli addestramenti della Scuola Provinciale per Cani da Ricerca e Catastrofe di Trento, un’associazione di volontariato affiliata alla Protezione Civile presente sul territorio da altre 25 anni. Ansiosa di sperimentare in prima persona l’esperienza di essere “trovata”, mi sono proposta come cavia; le indicazioni degli istruttori sono state molto semplici: vai nel bosco, nasconditi sotto dei cespugli e resta immobile, sdraiata come fossi morta. Mentre aspettavo che Kyra, una meticcia di provata esperienza, mi trovasse, iniziavo a pormi delle domande: ma come, niente maglietta, niente calzino “odoroso”? Come farà a trovarmi? Dopo pochi minuti dal mio nascondiglio ho visto Kyra passarmi a fianco a meno di 2 metri e procedere allontanandosi. E ora? Dopo un paio di metri l’ho vista fermarsi, alzare il naso e ritornare velocemente sui suoi passi, deviando fino a raggiungermi. Una annusatina di conferma e poi via con l’abbaio, che indica al suo conduttore la mia posizione. Trovata! Un “brava” e la ricompensa in succulenti bocconcini, poi subito a riposo. Bel lavoro.

Cane da pista

Cane da pista (disegno A. Pallaveri)

Era evidente, osservandola in azione che Kyra non ha seguito una pista sul terreno e non aveva bisogno di alcun indumento per cercare specificatamente il mio odore. Con l’esperienza degli allenamenti e mille domande curiose ho imparato che esistono due tipi di cani da ricerca: da pista e da “cono d’odore”.

I primi sono quelli che sono addestrati a seguire la pista di una ben determinata persona e lavorano “naso a terra”. Per questi cani è necessario avere un indumento del proprietario, non contaminato da odori di altri umani, e avere l’esatto punto di partenza del disperso (ad esempio l’automobile), con la speranza che non sia passato troppo tempo e che la pista sia ancora percepibile (ecco i cani dei telefilm!).

Cane da “cono d’odore”

Cane da “cono d’odore” (disegno A. Pallaveri)

I cani da “cono d’odore” sono invece addestrati per riconoscere la presenza umana nell’aria (lavorano “naso all’aria”). Noi continuiamo a rilasciare odore, che in forma di piccole particelle si disperde nell’aria attorno a noi formando un “cono” ampiamente influenzato dal vento, dalle condizioni climatiche e dall’orografia. Il cane procede fiutando l’aria e con le indicazioni del suo conduttore copre tutto il territorio di ricerca, fino a che entra nel cono d’odore del disperso. A quel punto non resta che risalire alla sorgente dell’odore, aggiustando man mano la direzione, fino al ritrovamento. L’abbaio ripetuto di fianco al disperso è la conclusione richiesta per avvisare il conduttore, spesso distante dal cane, di raggiungerlo ed effettuare così il recupero del disperso.

I cani “da cono d’odore” cercano l’odore umano generico e potrebbe capitare che segnalino un raccoglitore di funghi o qualcuno a passeggio nel bosco; sono molto utili però quando non si conosce il punto esatto di partenza del disperso o se sono passate diverse ore dalla scomparsa. Una curiosità: quando insieme al conduttore ci sono altre persone sconosciute che in un intervento reale collaborano nella ricerca, il cane non segnala la loro presenza perchè li riconosce come “branco”.

Abbaio passivo: il cane dopo aver raggiunto il figurante abbaia per ottenere il premio

Abbaio passivo: il cane dopo aver raggiunto il figurante abbaia per ottenere il premio (foto A. Pallaveri)

Conclusione con abbaio: il cane segnala abbaiando al proprio conduttore la presenza di un disperso

Conclusione con abbaio: il cane segnala abbaiando al proprio conduttore la presenza di un disperso (foto A. Bertocchi)

Disperso recuperato! Cavia e conduttore premiano il cane

Disperso recuperato! Cavia e conduttore premiano il cane (foto A. Pallaveri)

La preparazione di un cane da ricerca è lunga e richiede buone doti di pazienza e tenacia (anche da parte del cane!). Sebbene ci siano delle razze più indicate, ogni cane ha un proprio carattere, le proprie esperienze e le proprie attitudini che lo rendono più o meno adatto alla ricerca (lo stesso discorso vale naturalmente per l’uomo).

L’addestramento è basato sul gioco con la tecnica del rinforzo positivo (gratificazione). Si insegna ad associare all’odore umano un premio (gioco, bocconcini, coccole) e per il cane la ricerca diventa un gioco, come una caccia alla preda, sempre più difficile e articolato mano a mano che procede la preparazione. Fondamentale è il rapporto tra cane e conduttore, che deve essere di cooperazione e di intesa (non a caso si parla sempre di “Unità Cinofila” per indicare l’associazione cane-conduttore). Se il cane aiuta l’uomo utilizzando il suo senso più sviluppato, l’uomo deve indirizzare il cane alla corretta ricerca sostenendolo e concentrandolo, in pratica aiutandolo a far funzionare al meglio le sue immense doti. Il conduttore deve capire al volo tutti i segnali che gli arrivano: a volte, in condizioni che possono rendere difficile l’interpretazione delle informazioni odorose (vento forte, pioggia, odori che disturbano...) anche un comportamento impercettibile del cane può segnalare la presenza di un disperso, e questo, in tanti casi, può fare la differenza.


 

Un ringraziamento particolare a Stefano Masera, vicepresidente della Scuola provinciale cani da ricerca e catastrofe di Trento e istruttore, per la revisione del testo e gli importanti consigli.



aprile 2006

foto in Home page: Aspettando l’elicottero per un intervento (foto A. Bertocchi)

 

Link di approfondimento

 

Scuola provinciale cani da ricerca e catastrofe di Trento


Informazioni sui cani da ricerca americani (in inglese)

How stuff works


Olfatto dei cani per diagnosticare un tumore

New scientist

 

Guarda i filmati

 

Un Labrador annusa i bagagli in un aeroporto


Intervento di un cane da valanga