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copertina libro

Studi Trentini - Acta Biologica (Supplemento 2 - 81/2004)

Studio sul mancato arrossamento del Lago di Tovel

pubbl. 2006

€ 20,66

Italia

€ 41,32

Estero (outside Italy)

INDICE – CONTENT

Capitolo 1
Il paesaggio antropizzato della Val di Tovel: storia dell’uso del suolo e dinamismi recenti delle coperture vegetali

Il capitolo approfondisce l’uso del territorio nella Val di Tovel da parte dell’uomo, focalizzando l’attenzione su aspetti che possono aver influito sull’ecologia del lago e sul fenomeno del suo arrossamento.
Tramite ricerche di archivio su documenti storici per i periodi più lontani e con l’aiuto anche di testimonianze orali per gli ultimi cinquant’anni, si sono ricostruiti, a partire dal XVI secolo, la presenza umana, l’uso del suolo, dei boschi, delle aree di pascolo e di prateria, la gestione delle malghe e l’impatto dell’alpeggio estivo. Si è indagato su possibili connessioni tra questi usi del territorio e i periodi sia di probabile inizio del fenomeno dell’arrossamento che della sua scomparsa.
Analisi multitemporali eseguite mediante un GIS sull’assetto dell’uso del suolo negli ultimi 150 anni hanno consentito di evidenziare i principali cambiamenti avvenuti nell’assetto territoriale e nella gestione delle fitocenosi montane. Infine, analisi dendrocronologiche e dendroclimatiche hanno consentito di datare alcune tipologie forestali presenti in ambienti di limite e di ricostruire gli effetti di alcuni fattori climatici e ambientali nella Val di Tovel nell’ultimo millennio.

CAPITOLO 2
Paleolimnologia: evoluzione a lungo termine del lago

Questo capitolo riporta i risultati ottenuti nella parte del Progetto SALTO avente come obiettivo la ricostruzione delle variazioni ambientali che hanno interessato il Lago di Tovel e il suo bacino attraverso lo studio dei sedimenti lacustri in modo da ricostruire i cambiamenti che il lago ha subito nel corso del tempo e come essi possano aver condizionato il fenomeno dell’arrossamento del lago. Con tecniche di sismica ad alta risoluzione è stata ottenuta una nuova e dettagliata batimetria del lago ed è stata scoperta una grande frana sublacustre verosimilmente provocata dallo smottamento che causò l’occlusione del paleoemissario e un aumento di livello di ben 21 m nel 1597/98. Tramite lo studio di carote “lunghe” è stata documentata l’origine post-glaciale del lago e la sua evoluzione fino ai giorni nostri. I tassi di sedimentazione sono estremamente ridotti e il record sedimentario degli ultimi 60 anni è generalmente compreso nei primi 5 cm. Le diatomee hanno permesso di ricostruire lo stato trofico del lago (fosforo totale) e, in particolare, di evidenziare come la Baia Rossa presentasse livelli trofici mediamente più elevati rispetto a quelli del Bacino Principale. Le variazioni nei pigmenti algali, nelle cisti di alghe crisofite e nei cladoceri hanno consentito di identificare periodi caratterizzati da livello del lago più basso e/o da coperture invernali di ghiaccio più prolungate. Il carotenoide astaxantina è stato trovato diffusamente nelle carote campionate, ma solo in quelle della Baia Rossa si è potuto riscontrare un aumento nella parte centrale del record. Tuttavia, l’ astaxantina presenta un elevato coefficiente di degradazione e non è risultata essere un marker sicuro del dinoflagellato responsabile dell’arrossamento, in quanto è stata trovata anche in cisti di altre specie di dinoflagellati. I chironomidi hanno indicato una situazione di oligotrofia per il Bacino Principale del lago e hanno consentito di identificare periodi con idrologia vivace. L’esame dei pollini conferma gli importanti cambiamenti nell’importanza relativa delle foreste e dei pascoli nel bacino idrografico di Tovel.

CAPITOLO 3
Geologia, idrogeologia, idrodinamica e meteorologia del Lago di Tovel e del suo bacino

Nel capitolo vengono sviluppate le tematiche geologiche, idrogeologiche, idrologiche, idrodinamiche, meteorologiche e climatiche del Lago e della Val di Tovel.
Lo studio geologico si è concentrato in particolare sulla “marocca” di Tovel, responsabile dell’idrologia pseudocarsica del lago. Prove con traccianti hanno permesso di definire il drenaggio sotterraneo nell’acquifero della Pozzol e di delimitare il bacino idrogeologico del lago.
I monitoraggi in continuo degli afflussi-deflussi del lago e della falda freatica dell’acquifero della Pozzol hanno permesso lo sviluppo di un modello di generazione dei deflussi dei torrenti S. Maria Flavona e Rislà, e la modellazione del flusso e trasporto dei nutrienti nell’acquifero della Pozzol. Il dettagliato bilancio idrologico del lago ha consentito di quantificarne le perdite sotterranee, chiarire i meccanismi che controllano le oscillazioni stagionali di livello, calcolare i tempi di ricambio teorici del lago e della Baia Rossa.
La modellizzazione termodinamica del lago ha chiarito il ruolo del vento e degli apporti idrici sotterranei nel modificare la risposta termodinamica del lago sul lungo periodo. È stato quindi sviluppato un modello tridimensionale che simula il comportamento nel breve periodo del campo di moto in risposta alle forzanti esterne, quantificando i flussi tra la Baia Rossa e il resto del lago.
Si sono analizzate le caratteristiche meteorologiche del lago nel periodo 2001-2004 confrontandole con le tendenze climatiche dell’ultimo trentennio grazie alla validazione della serie storica di Tovel.
Lo studio dei fenomeni meteorologici locali ha permesso di valutare l’azione di trascinamento del vento sulla superficie del lago. Un modello teorico di radiazione solare ha permesso il bilancio energetico lago-atmosfera, quantificando i deficit giornalieri di energia causati dalla formazione di nubi nel pomeriggio.

CAPITOLO 4
L’ambiente lacustre

Il capitolo, nel presentare il quadro limnologico del bacino lacustre, si articola in diversi contributi di studio, strettamente raccordati tra loro per quanto riguarda l’attività di indagine e l’obiettivo di una migliore comprensione delle interazioni tra fattori ambientali e comunità biotica.
Limnologia fisica e chimica lacustre, fitoplancton, macrofite, zooplancton, popolamenti zoobentonici, popolamenti ittici e considerazioni d’insieme costituiscono l’argomento di tali contributi.
Alcune linee guida rappresentano il filo conduttore dei lavori:
- un approccio multidisciplinare e protocolli ben definiti di prelievo e di analisi, per superare la frammentarietà e la settorialità di molte indagini del passato;
- un periodo d’indagine pluriennale per studiare la variabilità interannuale dell’andamento limnologico, variabilità che è considerata sempre più importante per comprendere un lago nel breve-medio periodo;
- l’approfondimento delle peculiarità limnologiche della Baia Rossa, per valutarne l’eventuale ruolo primario nel fenomeno dell’arrossamento e della sua scomparsa;
- il confronto con i dati del passato, per cogliere aspetti evolutivi nelle caratteristiche limnologiche del bacino nell’arco dell’ultimo secolo.

CAPITOLO 5
Ecofisiologia di ‘Glenodinium sanguineum’ (Gs) in situ mediante mesocosmi (enclosures)

In questo capitolo vengono riportati i risultati derivanti da studi in situ tramite esperimenti condotti in volumi di acqua confinati. Coerentemente con gli obiettivi di questa parte del progetto, si è indotto l’incremento sperimentale di Gs in ambiente controllato studiando le dinamiche competitive nei confronti di altri taxa fitoplanctonici e fornendo materiale di studio ai partner di progetto. Il fosforo è risultato essere il nutriente principale in grado di indurre la forte proliferazione di Gs; si è inoltre accertata la migrazione verticale di Gs e si sono indagati i meccanismi di grazing da parte dello zooplancton e in particolare da parte del rotifero Gastropus stylifer. Sui dinoflagellati aggregati in forti concentrazioni nelle strutture sperimentali sono stati esaminati i pigmenti e i metaboliti secondari. È stata inoltre condotta una caratterizzazione genetica della comunità a dinoflagellati.

CAPITOLO 6
Studi in vitro sul ‘Glenodinium sanguineum

Questo capitolo traccia il percorso che ha portato al chiarimento nell’identificazione del dinoflagellato conosciuto come ‘Glenodinium sanguineum’. Quella che si pensava fosse un’unica alga con plasticità morfologica e cromatica risulta essere, in realtà, un insieme di alghe costituito da tre specie distinte di dinoflagellati, tutte presenti nella Baia Rossa, ma con esigenze ambientali diverse. Solo Tovellia sanguinea, nuovo nome di una delle tre specie, è responsabile degli arrossamenti che hanno reso famoso il Lago di Tovel.
Viene descritta, inoltre, un’applicazione innovativa di tecniche molecolari in campo ambientale, che ha permesso di evidenziare la notevole biodiversità dei dinoflagellati presenti nel Lago di Tovel e ha contribuito a confermare la presenza delle tre diverse specie nel contesto del ‘Glenodinium sanguineum’.
Infine, la possibilità di utilizzare strumentazioni specifiche per lo studio in vitro dei dinoflagellati ha contribuito a comprendere meglio le loro esigenze ecologiche.

EPILOGO
L’arrossamento del Lago di Tovel

Viene presentato un breve excursus che sintetizza i principali risultati del Progetto SALTO legati al mancato arrossamento del Lago di Tovel. Si indica come le fioriture del passato fossero legate ai nutrienti che arrivavano nella Baia Rossa attraverso le acque in entrata e in particolare al loro arricchimento – iniziato a metà ’800 e cessato negli anni 1963-64
– dovuto prevalentemente allo scarico diretto nelle acque superficiali di reflui prodotti nelle malghe sovrastanti il lago. L’andamento siccitoso di alcune estati avrebbe accentuato la concentrazione dei nutrienti favorendo le fioriture dell’alga rossa.

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